Gli hacker di WaterPlum hanno infettato 30mila dispositivi fingendosi reclutatori
Il gruppo di hacker WaterPlum ha condotto un massiccio attacco informatico, compromettendo più di 30 000 dispositivi in tutto il mondo. Gli aggressori hanno utilizzato la tattica dell'ingegneria sociale, spacciandosi per recruiter di grandi aziende tecnologiche per infiltrare il malware negli ambienti di lavoro degli sviluppatori di software.
Durante l'operazione, gli hacker sono riusciti a rubare 11 milioni di dollari in criptovaluta, nonché ad accedere a credenziali utente riservate. L'attacco era rivolto a specialisti che utilizzano attivamente strumenti per lo sviluppo e la gestione del codice, il che ha permesso agli aggressori di stabilirsi nelle infrastrutture di diverse aziende.
L'analisi tecnica dell'incidente, discussa su Hacker News, conferma l'utilizzo di metodi sofisticati per eludere i sistemi di protezione. Il malware si mascherava da pacchetti e script legittimi che gli sviluppatori scaricano spesso per automatizzare le loro attività o testare nuove librerie.
Questo incidente sottolinea i crescenti rischi per le catene di approvvigionamento del software, dove la fiducia nelle fonti di codice esterne e nelle offerte di lavoro diventa un vettore per lo spionaggio informatico. Gli esperti di sicurezza sottolineano che l'utilizzo di sistemi di controllo del codice automatizzati e il controllo rigoroso dell'accesso ai repository rimangono gli unici metodi efficaci di difesa contro attacchi simili.



