Ricercatori hanno valutato l'impatto dell'intelligenza artificiale sulle capacità cognitive dei giovani

Un gruppo di scienziati dell'Università norvegese di scienze naturali e tecnologia ha pubblicato i risultati di un'ampia meta-analisi dedicata al cambiamento delle abitudini di ricerca degli utenti tra i 9 e i 18 anni. Lo studio ha coperto 173 lavori scientifici focalizzati sull'interazione della generazione emergente con modelli generativi.
La principale conclusione del lavoro è che l'utilizzo di strumenti AI nella loro forma attuale non ha un impatto statisticamente significativo sullo sviluppo del pensiero critico. Nonostante le preoccupazioni degli esperti, i dati non confermano né un declino delle abilità cognitive, né un loro notevole rafforzamento con l'uso regolare di chatbot al posto dei tradizionali sistemi di ricerca.
La tendenza chiave registrata nel rapporto è il massiccio abbandono dei giovani dell'uso di Google a favore degli assistenti AI. Gli autori notano che questo passaggio avviene più velocemente di quanto la comunità accademica possa valutare le conseguenze a lungo termine sulla formazione delle abilità di ricerca e verifica delle informazioni nei bambini e negli adolescenti.
I ricercatori sottolineano l'esistenza di un significativo "divario delle conoscenze" riguardo all'impatto degli algoritmi sul cervello in via di sviluppo. Nei prossimi anni sarà necessario condurre test longitudinali per capire come cambia esattamente il processo di apprendimento quando la principale fonte di risposte diventa un modello probabilistico e non un elenco di pagine web indicizzate.



