Uno studio ha rivelato gli algoritmi di lavoro della ricerca ChatGPT

Il team francese RESONEO ha condotto un'ampia ricerca sugli algoritmi di indicizzazione di ChatGPT, analizzando 1249 risposte del modello e 88 000 risultati di ricerca nel periodo da luglio ad agosto 2026. È emerso che nella modalità standard senza attivazione della funzione "Think" il modello si riferisce al contenuto delle pagine in tempo reale solo nel 7% dei casi. Nelle restanti 93% delle situazioni il sistema utilizza il proprio indice, formato alla data dell'ultimo crawl.
Quando lavora con il proprio indice, il modello opera con titoli di lunghezza fino a 289 caratteri e snippet statici di circa 200 caratteri. Questi dati sono formati sulla base di H1, meta-tag e testo alternativo delle immagini. È importante notare che tale snippet è universale e non si adatta a una specifica richiesta dell'utente, il che limita la precisione delle risposte durante la ricerca di caratteristiche o prezzi specifici.
La modalità "Think" cambia radicalmente la meccanica di acquisizione dei dati. Nella versione a pagamento di ChatGPT circa il 75% degli URL proviene dallo scraping dei risultati di ricerca di Google, e solo il 25% proviene dall'indice interno di OpenAI. Nella versione gratuita con modalità di riflessione attiva si osserva una proporzione inversa: il 75% delle fonti proviene dall'indice proprio dell'azienda, nonostante un numero totale di URL utilizzati simile (circa 35 fonti per richiesta).
I dati ottenuti consentono agli sviluppatori di siti web di comprendere meglio come il contenuto arriva nelle risposte delle reti neurali. L'ottimizzazione dei titoli e delle meta-descrizioni diventa criticamente importante, poiché sono proprio questi frammenti a costituire la base delle conoscenze del modello nella stragrande maggioranza delle sessioni di ricerca, dove non è attivo un'analisi approfondita delle pagine.


